Via delle Guide – Crozzon di Brenta

È sabato sera e Matteo, un nostro amico, ci manda una foto dal rifugio Pedrotti, in Brenta. È seduto al tavolo con Elena e Gallo, gestori del rifugio nonché nostri soci d’arrampicata e di avventure. Ci dice che domani andrà a fare la Via delle Guide al Crozzon di Brenta.

È una via di quasi 1000m di sviluppo, impegnativa non tanto “solo” per il grado quanto perché, nel complesso, per chi l’affronta, si presenta come una giornata decisamente lunga, dove l’attenzione va tenuta alta per parecchie ore. La via è tutta da cercare e spesso, da sosta a sosta, in 40/50 m di tiro, non si trova neanche un chiodo, o forse al massimo uno o due, ad indicarci che, per ora, siamo sulla “retta via”. 

L’idea ci mette una pulce nell’orecchio, o meglio, la rimette a Marco.

Marco aveva già adocchiato questo paretone e la dritta linea della via che segue una delle due verticalissime colate nere. Quando però me l’aveva proposta l’anno scorso mi sentivo parecchio intimidita dal Crozzon, e così l’idea era scemata. 

Questa volta però è diverso, sarà che sento la necessità di una bella avventura con la A maiuscola, sarà che mi sento minimante più preparata, e quindi decidiamo di iniziare ad informarci per ripetere questa famosa via storica che è la “Via delle Guide”.

La via corre verticale lungo una delle due colate nere sulla facciata nord-est del Crozzon, alla destra del canalone Neri; 1000 metri di parete e dunque anche 1000m di via per arrivare a quota 3122m, sul punto più alto del Crozzon di Brenta, dove si trova il bivacco Castiglioni. 

Una volta raggiunta la cima del Crozzon da qui la birra si intravede ancora come un miraggio. Inizia una traversata su cresta e cenge detritiche di circa due ore per arrivare fino alla cima Tosa. Dalla Tosa, ancora imbrago indossato, ci di deve dirigere alla base della via normale, e con altre 4 brevi calate in due ore scarse si è nuovamente al rifugio Pedrotti. 

Considerato che la via conta 18 tiri e 300 metri di rampa finale di II-III grado direi che è una bella avventura. Il rientro Pedrotti – Molveno in serata, facciamo a meno di considerarlo, facciamo finta di niente, almeno per la nostra mente, altrimenti le ore da elencare sarebbero troppe 😉 

Partiamo giovedì pomeriggio da Molveno e grazie al mitico Tizzi, proprietario del servizio rifugi Taxi-Jeep, iniziamo a camminare dal Croz dell’altissimo, direzione Rifugio Pedrotti.

Inutile dire che ci sentiamo a casa qui. L’accoglienza di Sandra, Franco, Elena, Gallo, la scodinzolante Trilli e tutto lo staff è sempre unica. Tra i muri del Pedrotti e le parole di Franco si celano racconti di alpinisti e scalatori che hanno scritto la storia del Brenta. 

Le ultime due volte che sono salita al Pedrotti ero in una, con la macchina fotografica in mano, e nella seconda, con ai piedi delle scarpe da trail running. È bello invece oggi essere qui con le corde nello zaino, consapevoli dell’avventura che ci aspetta l’indomani.

Decidiamo di lasciare il rifugio alle 4.30 del mattino e di attaccare la via per le 6. Puntiamo ad essere in cima in 8h.

Alla base della via, circa 20 metri sopra l’attacco si trova un grosso bollo rosso. Questo è stato fatto da Detassis in persona, noto alpinista trentino, quando ha aperto la via, nel 1935. 

Una volta l’attacco era molto più alto. Lo scioglimento del ghiacciaio, o ciò che ahimè ormai ne rimane, del Neri, ed una recente frana, hanno fatto sì che il livello della neve si abbassasse, aggiungendo una ventina di metri a quello che era il punto di attacco originale.

Sono le 6.20 quando Marco parte sul primo tiro. Dal Neri continuano a cadere scariche di sassi spaventose. Fa tristezza constatare in che condizioni pessime versi. D’altronde la temperatura di certo non aiuta. A partire dal terzo tiro saremo entrambi in maglietta e ci rimarremo fino a dopo cena.

La roccia è spaziale. Marco aveva già deciso di non farmi portare la magnesite sia per non perdere tempo e secondi preziosi a “smagnesare” (in queste giornate eterne bisogna limare minuti ovunque), sia perché la bellezza della consistenza e del grip della roccia fanno sì che non ce ne sia bisogno.

In due ore e mezza avevamo già fatto 7 tiri. Dall’ottavo tiro però la musica è cambiata. La parete diventa decisamente più verticale ed il grado si alza. Siamo sulla colata nera di destra. La roccia è scura e compatta e l’esposizione è tanta. Io rallento i miei passi all’alzarsi del grado ed a sentire maggiore aria sotto le chiappe. Seguiamo la relazione di orme verticali e grazie a questa troviamo tutte le soste ed i tiri con discreta scioltezza (bravo Marco e grazie a chi ha scritto la relazione e fatto lo schizzo dei tiri).

Alla nostre spalle si vede in tutta la sua eleganza il Campanil Basso, con i primi raggi del sole che filtrano alla sua sinistra. Penso velocemente alla prima volta che siamo stati insieme in brenta, a giugno del 2018. Era affascinante ora e continua ad esserlo ancora adesso.

Marco continua a scalare leggero anche sulle placche nere più ostiche. Io, come sempre, cerco di imitarlo al meglio aspirando a quella leggerezza e sicurezza che contraddistingue la sua scalata.

I tiri sono lunghi, spesso dai 40 ai 50 metri l’uno, ma il tempo scorre veloce. La scalata è divertente e plaisir. Siamo gli unici a fare questa via oggi. Si vedono ancora le tracce di magnesite di chi ci ha preceduto nei giorni prima. 

In 7.30h siamo alla fine del 17esimo tiro. Ora ci aspetta quella che viene chiamata “rampa”: 300 metri di scalata di II-III grado fino alla cima. Procediamo velocemente in conserva. Le gambe però iniziano a farsi sentire e la stanchezza mentale anche inizia a fare capolino. Sappiamo che la parte più dura l’abbiamo fatta ma siamo anche consapevoli che manchi ancora un bel po’ prima di poter dire “fine”.

Qualche immagine in cima e qualche minuto per contemplare il panorama. In lontananza scorgiamo la madonnina della Tosa. La strada è ancora lunga. 

Come volevasi dimostrare l’attenzione ora cala e, dopo neanche 5 minuti di traversata avevamo già sbagliato strada e perso tempo per orientarci. 

Cenge e ghiaioni non sono proprio il mio terreno preferito e, dopo 8 e passa di arrampicata no stop, queste mi pesano più del normale. Ci servono 2h per arrivare in cima alla Tosa, senza contare un’altra deviazione decisamente non voluta.

Alla nostra destra notiamo cosa rimane della calotta del ghiacciaio della Tosa, quest’anno più scarna che mai.

Il paesaggio è lunare e a renderlo ancora più mistico ci aiuta il rombo dei tuoni che si sentono ad ovest. Ci sbrighiamo il più possibile e solo verso la fine della discesa dalla Tosa vediamo con piacere come nel versante verso Molveno il cielo sia azzurro e libero da potenziali temporali. 

Nel sentiero che ci porta al Pedrotti, ormai fuori da qualsiasi tipo di difficoltà, se non quella di arrivare in tempo per addentare ancora del cibo, parliamo della via appena conclusa. O forse meglio dire del viaggio. Di certo, nel complesso, la via più lunga ed impegnativa affrontata insieme.

La soddisfazione cresce, al pari della fame.

Elena Gallo e trilli ci vengono incontro. Loro hanno già fatto questa via 8 anni fa, sanno il livello di entusiasmo, e anche di stanchezza, che ci portiamo dentro! 

Un piatto di pasta, qualche birra e delle sane risate con i nostri amici. Lasciamo il Pedrotti alle 21.30, senza sapere che l’avventura non sarebbe finita!

Sopra al Rifugio Selvata inizia a piovere. I tuoni che sentivamo in lontananza prima di cena ce li sentiamo ora sopra alla testa. Arriviamo al Croz dell’altissimo correndo, completamente fradici ma totalmente felici! 

La parola “fine” la metteremo un’ora e mezza più tardi, sotto la doccia di mezzanotte sotto al tetto di casa. 

Perché, se si sapesse già come va a finire, non si potrebbe chiamare “avventura”.


Se desiderate andare in Brenta partendo da Molveno potete contattare Tiziano, che vi porterà con la sua jeep fino al rifugio Croz dell’Altissimo, facendovi risparmiare 6km 😉 Dispone anche di un parcheggio privato gratuito dove potrete lasciare la vostra auto. www.taxijeep.it

Se invece volete trascorrere la notte al Rifugio Pedrotti trovate tutte le info qui www.rifugiotosapedrotti.it.

Se volete andare il montagna con Marco o avvicinarvi al mondo dell’alpinismo scrivete una mail a marcoeydallin@gmail.com

8 comments
  1. Bello leggere le vostre avventure.. 🔝👏🏻👏🏻💪

    • grazie mille Simone! ci fa piacere che siano apprezzate!

  2. Che spettacolo rivedere il Brenta dalle tue foto e leggendo le vostre avventure! Ricarica di entusiasmo ed energia positiva👏🏻👊🏻😘

    • ma grazie Gloria!! un abbraccio!!

  3. Spettacolo!! Foto e articolo topppp!!! Bei ricordi della mia cima Tosa di qualche anno fa 😂😎🔝

    • Grazie Damiano!!!

  4. Ciao, stavo cercando dei posti per bivaccare in parete. Dal vostro video mi sembra di vedere un paio di possibilità, una dopo il 7° tiro oppure dopo il 12° tiro. Secondo voi è fattibile oppure ho visto male io?

    Grazie

  5. Via salita nel luglio del 1985. Quanti ricordi!!
    Siete fantastici per la Vostra ironia senza per questo trascurare la continua concentrazione. Complimenti per la qualità delle riprese: sembra di essere in cordata con Voi.
    Un saluto amichevole
    Giuseppe (in montagna conosciuto come Pinotto)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *